La sua voce è un sussurro, i suoi pensieri grida nella notte. Cammina a testa bassa per strada, per non incrociare nessuno sguardo; a guardare in alto ci ha rinunciato da tempo, da quando ha capito che le favole sono solo bugie e i sogni illusioni. Ride, ma non ce la fa a fingere. Certe volte scappa, e torna poco dopo con gli occhi un po’ rossi, ma un sorriso che è come il cielo limpido dopo la pioggia. Il profumo delle lacrime ancora sulle guance.
Macerie sul cuore, polvere negli occhi. Cade a pezzi, e certe volte s’incanta come una macchina rotta. E dire che è tutta colpa sua. E’ stata lei a rovinarsi lentamente. Con in mano una vita che non sapeva come usare, è caduta nel vuoto dopo che la sua anima bambina si è sporta troppo verso un mondo che le avrebbe fatto solo male.
"Io la vedo, mentre scherza con tutti, e capisco che lo fa per non pensare ai suoi problemi.
Io la vedo, ridere esageratamente e un istante dopo guardare il vuoto.
Io la vedo, mentre scrive in un quaderno e poi, quando qualcuno si avvicina lo chiude, perché sono suoi segreti, cose che nessuno deve conoscere.
Io la vedo, mentre si ascolta la musica, che poi, sono quei momenti in cui vuole stare da sola.
Io li ho visti i suoi occhi persi.
Io ho visto persino le sue cicatrici, e non sto parlando di quelle esterne.
Parlo di quelle interne, e lei è lacerata, distrutta all’interno.
Ma sorride.
Io la vedo, che non è felice.
Ma sorride.”
— (via diariodiuautolesionista)
"Non sono mai stata veramente amica di questa ragazza accidentata, ha fatto tutto da sola. Ma stasera penso che qualcosa ho fatto davvero, che certe persone ti entrano dentro come il cancro, non sai bene quando.”
— Margaret Mazzantini, Venuto al mondo.
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